Scrittori di Puglia 17 febbraio 2014: Incontro con l?Autore MARIO DESIATI

COMUNE DI STATTE - Provincia di Taranto

Biblioteca Civica

 

La Biblioteca Comunale di Statte è lieta di invitarvi all'evento organizzato nell'ambito della rassegna

Scrittori di Puglia!

 

Incontro con 

MARIO DESIATI

Autore del romanzo

Il libro dell'amore proibito

 


Presenta

ROBERTA CRISCIO 

Letture a cura di

GIULIA FONZONE

 


Saluti

il Sindaco Angelo Miccoli

l'Assessore alla Cultura Armando Grassi

  

  

LUNEDì 17 FEBBRAIO 2014 ore 19.30 

presso la Biblioteca Civica di Statte 

  


SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dallarticolo scritto da Roberta Criscio su EXTRAMAGAZINE, 28 dicembre 2013

 

MARIO DESIATI

LA MIA MADONNA RANDAGIA

Reduce dal successo di “Ternitti”, il giovane autore martinese torna con un nuovo romanzo, “Il libro dell’amore proibito”. Lui intanto è tornato a “dormire” da solo.


Ero stata avvertita: le presentazioni dei romanzi di Mario Desiati sono sempre un po’ speciali. Non mere domande sulla sua ultima novità letteraria, nessun giro di parole per fare della gratuita pubblicità mirata a vendere il più alto numero di copie possibili. No, niente di tutto questo. Le sue presentazioni sono dei veri e propri incontri per appassionati, dei salotti letterari in cui si discute dei temi più disparati e durante i quali trova spazio anche qualche simpatico aneddoto personale.

Tra muretti a secco, sapori di Puglia e relazioni pericolose, Mario Desiati ci presenta il suo nuovissimo romanzo: “Il libro dell’amore proibito”.

 

«ORA DORMO DA SOLO»

Autore di grande successo, Desiati ha conquistato il pubblico dei lettori con i suoi precedenti lavori, da “Neppure quando è notte” a “Il paese delle spose infelici”, da cui è stato tratto anche un film; fino al più recente “Ternitti”. In ognuno dei suoi romanzi, lo scrittore martinese ha sempre trattato con grande delicatezza, ma allo stesso tempo con un briciolo di provocazione, i grandi temi della nostra società, facendosi portavoce di tutte quelle particolarità e attrazioni che contraddistinguono la nostra terra, alla quale lui è particolarmente legato. Un intellettuale serio, per usare le parole di Lucia Schiavone, che ha contribuito alla diffusione di opere importanti, sia in qualità di scrittore che di editor. Dopo aver lavorato alla Mondadori, infatti, si è occupato della direzione editoriale di Fandango Editore; un incarico che però ha abbandonato poco tempo fa.

«Volevo tornare a leggere con l’innocenza di chi non revisiona testi per professione» ha dichiarato Mario Desiati. «Avevo voglia di appassionarmi a un libro per puro piacere, come quando ero ragazzo, senza prestare attenzione ai refusi, agli errori e a tutte le modifiche che andrebbero apportate. Volevo essere un semplice lettore, anche solo per avere il diritto di smettere se non ho più voglia di leggere un testo. D’altronde mi avevano sconsigliato di lavorare nell’editoria, sapevano che ne avrei sofferto. Leggere dattiloscritti altrui dal mattino alla sera è un lavoro estremamente complesso perché è necessario entrare in stretto contatto con l’autore del testo, capirne l’emotività, i turbamenti, le sensazioni. Pensare come lui. E questo non è affatto facile, anzi: è piuttosto intimo. È come dormire con uno sconosciuto, ogni notte con qualcuno di diverso. Dopo dieci anni ho detto basta. Adesso dormo da solo.»


MURI PIENI DI VITA

Ci sono romanzi privi di precisa ambientazione: si racconta spesso una storia che potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo e tempo. Le storie di Desiati, al contrario, sono contraddistinte da un forte senso di appartenenza alla Puglia, alla Valle d’Itria, a Martina Franca, a Taranto. E forse è proprio questo il suo punto di forza, la caratteristica che rende le sue opere indimenticabili e incredibilmente piacevoli. Ma da cosa nascono i suoi romanzi?

«Spesso da tante suggestioni» risponde l’autore, «una foto, un’immagine, un dettaglio. Nel caso de “Il libro dell’amore proibito” si è trattato dei muretti a secco d’estate. Come il protagonista della storia, Veleno, anche io mi incanto a guardare quelle pietre così familiari a tutti i pugliesi, quei massi che si incastrano alla perfezione l’uno con l’altro senza alcun bisogno di calce né di altro. Di quei muretti ne è piena la nostra regione: spesso dividono le proprietà dei vari contadini e agricoltori, ma in realtà non hanno una grande funzione protettiva. Si tratta di muri bassi, facilmente scavalcabili con un semplice salto. Eppure, la loro presenza suscita una sorta di divisione mentale: si potrebbe oltrepassare ma si sceglie di non farlo; è una protezione fittizia, data solo dal rispetto che ognuno nutre nei confronti del proprietario. Quei muretti mi hanno sempre affascinato, perché sembrano vivi, pulsano. Tra una pietra e l’altra c’è davvero la vita, vi si insidiano animali, lucertole, vipere che cercano rifugio. Credevo fosse solo questa la ragione per cui mi sono sempre sembrati dotati di vita, e invece dopo aver letto “Pellegrino di Puglia” di Cesare Brandi, ho trovato una seconda motivazione. Lui racconta, infatti, che noi pugliesi viviamo su un immenso ossario e quelle pietre altro non sono che fossili trovati sotto terra e messi via via da parte. Quei massi un tempo sono stati vivi. Adesso, ogni volta che li guardo non penso solo agli animali che vi risiedono all’interno, bensì anche alle anime dei nostri antenati.»

Proprio dai muretti a secco parte la storia di Veleno, il protagonista del romanzo, e del suo amore proibito.


OSTACOLO E SOSTEGNO

Un amore proibito come quello che sua nonna Comasia nutre nei confronti di suo marito, disperso in guerra. Ostinata a non dichiararne la morte, ogni domenica quando i suoi figli pranzano da lei, apparecchia un coperto in più, sperando di veder comparire all’orizzonte la sagoma del suo sposo. Un amore proibito solo dal buonsenso, certo, che però tormenta l’anima di nonna Comasia. Ed è proprio lei che dà a Veleno un prezioso insegnamento: «L’amore è come l’edera: ha bisogno di muri per crescere». Quei muri che rappresentano un ostacolo e che allo stesso tempo hanno funzione di sostegno per gli amori che necessitano di essere supportati, gli amori ribelli, non visti di buon occhio.


L’AMORE PROIBITO

Proprio come le pietre dei muretti a secco, Mario Desiati ha costruito la sua storia incasellando una serie di “E se…”. Cosa accadrebbe se una insegnante iniziasse al sesso tre dei suoi studenti? E se uno di loro si innamorasse di lei? E se tutto ciò avvenisse in un piccolo paese di provincia? E se… E se… Quello tra Veleno e Donatella, la sua professoressa, è un amore moralmente e legalmente scorretto, ma pur sempre puro. L’eccezionalità della storia sta proprio nella sincerità e nella profondità del sentimento. Il loro è un amore dettato dal destino: sarebbe nato anche in qualsiasi altro contesto; Veleno e Donatella si sarebbero incontrati comunque, in qualsiasi altro modo. Ma, purtroppo per loro, l’incontro è avvenuto tra i banchi di scuola, in un contesto educativo in cui è necessario rispettare delle etichette. Certo, sarebbe stato facile parlare di una storia d’amore fra un diciottenne prossimo alla maturità e un’insegnante ventiduenne. Sarebbe bastato attendere la fine della scuola, magari far passare un po’ di tempo ed ecco che fra i due si sarebbe potuto instaurare un vero e proprio rapporto libero da ogni tipo di pregiudizio. E invece, la loro età non ha permesso un facile avvicendarsi delle situazioni.


UN’ALTRA EPOCA

«Ma che cos’è l’età, poi?» si chiede lo scrittore. «L’età non è quella anagrafica, bensì quella che ci si sente dentro. I due protagonisti della storia hanno un’età mentale diversa da quella reale, e fortunatamente il romanzo permette di creare una realtà parallela, una realtà in cui una trentenne si comporta da quindicenne e un adolescente smette di colpo di avere tredici anni e diventa un uomo». La digressione di Desiati non finisce qui. Oltre all’età anagrafica e a quella mentale, esiste a detta dell’autore anche un’età storica. «Vi siete mai sentiti come se apparteneste a un’epoca diversa? Veleno viaggia sull’Ottocento, in pieno romanticismo di stampo tedesco, inevitabilmente declinante verso gli amori impossibili. Io? Io direi di appartenere all’800… a.C.! Amo la mitologia greca, sono un fanatico di questi dèi pagani e sporcaccioni, della loro libertà di costumi.»


SIAMO I NOSTRI NOMI

A proposito di dèi greci, chi incarna alla perfezione l’ideale del maschio cosiddetto “alfa”, quello bello, forte, perfetto e di successo, è Walter, amico di Veleno. In sella alla sua Red rose, infrange numerosi cuori, tra cui quello della sua ragazza, Azzurra. «Azzurra, travolgente come il mare» spiega l’autore, «un elemento ricorrente e fondamentale per l’evoluzione della storia. Veleno, il cui soprannome è dovuto a vicende avvenute nella sua famiglia diversi decenni prima, ritiene che ognuno pian piano tende a somigliare al proprio nome, al punto da creare un vero e proprio legame semantico». Al personaggio di Walter, Desiati è particolarmente legato, in quanto si basa su una storia vera. «Durante una corsa in moto con Azzurra» spiega, «Walter prende una buca e perde il controllo del veicolo. L’incidente provoca in lui gravissimi danni, che lo renderanno tetraplegico. Così come verrà privato però delle facoltà motorie, allo stesso tempo acquisterà una più profonda consapevolezza che lo porterà a prendere decisioni estreme e importanti per la sua vita e per quella di chi gli sta accanto. La sua storia è quella di un ragazzo che conoscevo davvero» continua, «ma la cosa bizzarra è che chiunque la legge, mi chiede se è ispirata a qualcuno che viveva nel proprio paese. A quanto pare c’è un Walter in ogni città.»

Se l’amore proibito è il punto focale del romanzo, anche Walter ne subirà l’effetto, in quanto vieterà a se stesso di continuare ad amare Azzurra.


UN FALSO MITO

«L’amore vero» racconta ancora l’autore, «è quello tra due mondi diversi. Non dico che due persone affini non abbiano chance, anzi: ci sono casi in cui una storia funziona proprio perché si hanno moltissimi tratti in comune. Ma la vera sfida è quella di appartenersi nonostante le abissali differenze. Quello tra Veleno e Donatella, per esempio, è un amore anti-meetic. Avete presente, no, quei siti web in cui si inseriscono le caratteristiche che il partner ideale dovrebbe possedere e si sceglie quello con la più alta percentuale di affinità? Ecco, tutte queste agenzie matrimoniali, online e non, creano il falso mito dell’anima gemella, come se fosse possibile innamorarsi a comando di qualcuno che sulla carta risulta perfetto per noi. L’amore è incontrollabile. Io per un po’ sono stato attratto dalla logica delle agenzie matrimoniali» spiega Desiati ridendo e coinvolgendo l’intera platea, «nel mio paese ce n’erano tre e io il pomeriggio andavo a vedere gli annunci. Poi invece ho capito che la mia “agenzia matrimoniale” era la chiesa. È lì che ho incontrato la mia Madonna randagia.»

Chiedergli di spiegarsi meglio, naturalmente, è inevitabile. E il suo racconto prosegue mentre gli occhi di tutti sono incollati su di lui. «Alla vigilia di un’interrogazione di matematica – eravamo a maggio – decisi di andare in chiesa e di invocare l’aiuto di qualche santo, quand’ecco che la vedo: lei, appoggiata a una colonna, con i capelli lunghi e i tratti marcati. Una madonna. La mia madonna. Randagia, naturalmente, perché nonostante gli infiniti tentativi di incontrarla al di fuori della chiesa non ci sono mai riuscito. Ironia della sorte, dopo qualche anno ho scoperto il suo nome: Grazia. Nomen omen. Ritengo, infatti, che la grazia sia molto più importante della bellezza, sia qualcosa di molto più elevato. La grazia è stare nel tempo e non nell’istante. A differenza della bellezza, essa promette e mantiene.»


Così come “Il libro dell’amore proibito”: promette di essere un’appassionante e travolgente lettura, e non delude nessuna aspettativa.


Roberta Criscio

Comune di Statte

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