Novità

NOVITA’ EDITORIALI PRIMAVERA 2011 DISPONIBILI IN BIBLIOTECA:

 

NARRATIVA

Camilleri A. , Gran circo Taddei e altre storie di Vigàta, Sellerio, 2011 

La Sicilia del sole caldissimo, del mare profondo, delle storie pazze. La Sicilia delle pelli forti, dei preti e dei contadini, dei comunisti così comunisti da sgranare il rosario, degli atei burloni che si compiacciono del fatto. La Sicilia raccontata da Andrea Camilleri in “Gran Circo Taddei E Altre Storie Di Vigàta” (Sellerio Editore Palermo) risuona come un tamburo che ci batte il cuore e ci drizza i peli del corpo, con i sonagli. In ognuna delle otto storie raccolte nel libro, la popolazione siciliana viene presentata come un incredibile insieme di personaggi di un teatro ai primi del novecento, sfarzoso, o anche se povero, di classe. Personaggi del circo sempre ridicolo del fascismo e dei suoi trapezisti e clown pettoruti dall’umorismo nullo e dal machismo ridicolo e controproducente, o dell’orgia della ricostruzione. Storie di Vigàta. Storie di Sicilia. Vere e attuali anche se con più di cent’anni, alcune. Tutte in un tempo che fu. Anche allora, come nel tempo che è. Con la sua straordinaria maestria nel mescolare la vita bella, sporca e umile all’ironia delle piccole cose preziose e fredde, Andrea Camilleri fa sempre rima con sicurezza e qualità della narrazione, che risulta sempre simpatica e vicina al lettore.
L'eroismo e la comicità degli otto racconti, fanno di questa terra il ritratto di un pentolone che bolle piano, dal profumo buonissimo. Mentre l’autore gira il mestolo, ci si ritrova cotti a puntino, col sorriso stampato in faccia, a ripensare a quello che è stato e a come è stato possibile. E che forse li hai conosciuti per davvero quei personaggi raccontati così bene nei particolari. Ti sembra quasi che si. E se non erano loro, la situazione era identica. Ma non faceva ridere? Si che lo faceva. E lo fa ancora oggi, tanto.
Avvocati rampanti che rampano, studentesse studiose che studiano, chiromanti furbe che predicono il futuro, cornuti che si lucidano le corna lucidate, sullo sfondo più a sud d’Italia, poco prima, durante e poco dopo il ventennio fascista. Burla che da vivere non aveva di sicuro nulla di divertente. Quello che diverte in questi otto micro romanzi è proprio come le persone si approcciano alle situazioni grottesche con le quali vengono a contatto, o che più spesso creano o hanno contribuito a creare loro stessi. Problemi e risoluzioni pratiche con cui tutti hanno dovuto cimentarsi. Otto storie di un tempo per raccontare la storia senza tempo. Un compendio umano sulla Sicilia e sull’Italia, di ogni epoca.

 

Desiati M. , Ternitti, Mondadori, 2011

È il 1975. Mimì Orlando ha quindici anni quando è costretta a lasciare la Puglia dorata per seguire il padre nella grande fabbrica svizzera che produce lu ternitti: l'eternit, promessa di ricchezza per migliaia di emigranti. Per Mimì quelli al Nord sono gli anni del vetro, del freddo che ghiaccia le cose e le persone. Ma anche quelli della passione segreta per Ippazio, diciotto anni, tra le dita già corrose dall'amianto un fiammifero acceso nella notte per rubare uno sguardo, un istante d'amore... Anni Novanta. Mimì è di nuovo in Puglia. Ha una figlia adolescente, Arianna, poco più giovane di lei. Ma accanto a loro non ci sono uomini, per Arianna non c'è un padre. Madre anticonformista e leale, compagna indomita per le sue colleghe in fabbrica e per tutti coloro che accompagna fino alla soglia dell'ultimo respiro roso dal mesotelioma da amianto, è una donna che sa parlare con le proprie inquietudini e paure ma anche - ascoltando le voci degli antenati che sempre la accompagnano - guardare al futuro senza piegarsi mai. "Ternitti" in dialetto significa anche tetto, e il destino vorrà che questa parola sia il sigillo di una vita intera: proprio su un tetto, finalmente a contatto col cielo, Mimì saprà riscattare la sua gente e forse anche il suo amore. La vicenda di un popolo tenace, la tragedia del lavoro che nutre e uccide, la meschinità di un uomo e la fierezza di una donna: tutto si compone con la semplice necessità delle umane cose in un romanzo luminoso e maturo.

 

Mazzantini M., Nessuno si salva da solo, Mondadori, 2011

Il nuovo libro di Margaret Mazzantini (edito da Mondadori) porta sulla copertina un titolo dalle idee molto chiare: “Nessuno si salva da solo”.
Nessuno si salva da solo. Da soli ci si può solo perdere. Ma anche in coppia. Anche se ci può essere e sembra che ci sia tutto ciò che basta, e invece non basta. È tutto qui. Il perché non basta, è il perché definitivo che non ha ancora una risposta definitiva, ma che ha comunque bisogno non di una risposta comoda e banale, che sarebbe fin troppo facile argomentare sul divano di casa o sul bancone del bar, sempre sottocasa, ma di una risposta che sia il più onesta possibile. Una risposta che ci ha rincorso e ci rincorre lungo tutta la durata (si spera ovviamente cospicua) del romanzo delle nostre vite, e non solo in questo di Margaret Mazzantini.
La storia di Delia e Gaetano è la comunissima storia di una coppia che lo era, e ora non lo è più. Entrambi tra i trenta e i quarant’anni, due figli maschi, Cosmo e Nico, dai nomi strani e belli come quelli dei genitori. Una casa comprata assieme in cui ora ci abita solo la madre Delia con i figli. Mentre il padre Gaetano se ne è andato a vivere in un residence, qualunque. Come capita spesso di questi tempi.
Nessuno dei due ha capito il perché è successo tutto. Nessuno dei due ha ancora trovato la pace. E una soluzione alle loro vite, che non sia dolorosa e piena di rancori e ferite e armi da sfoderare come parole da non pronunciare mai che vengono urlate sottovoce, senza guardarsi in faccia, senza guardarsi dentro. Solo per farsi male. Ovvero senza accorgersi di farsi male, ancora di più, inutilmente, a pungere le piaghe dei ricordi, e a confondere le immagini con i sensi.
Una cena in un ristorante all’aperto può contribuire a riaprire gli stomaci stretti dalla rabbia e dal digiuno di felicità tranquilla. L’appetito per una pace esistenziale e un affetto amorevole arriva a ondate, alternato alla voglia ubriaca di trasgressioni scolate in bicchieri altrui che nessuno capisce da dove arrivi, anche se tutti ne riconoscono (a volte solo in privato) l’esistenza. Ma il tempo non può non contare. E se ne è passato troppo poco, il conto della cena sarà irrimediabilmente più salato di quello che si sarebbe voluto o immaginato.
Come fare allora, per incontrarsi ancora, senza ferirsi il cuore? Forse serviranno anni. Forse le lauree dei figli. Forse quando le schiene saranno curve il dolore per l’amore perduto sarà passato. Oppure semplicemente non saremo più in grado di sentirlo. Quasi…

 

Moccia F.., L’uomo che non voleva amare, Rizzoli, 2011

In questo romanzo conosciamo un affascinante uomo d’affari, nato in Italia ma in giro sempre per il mondo. Ha un segretario fidato che rintraccia per lui ogni cosa: dai segreti di un'azienda sull'orlo del fallimento tanto da fargliela acquistare al prezzo più conveniente, alle notizie più riservate sulla vita di una donna bellissima che lui decide di conquistare. Cosa è successo nella sua vita? Cosa lo ha portato a essere così? Dietro ogni comportamento estremo c'è sempre un grande dolore, un perché nascosto in fondo al cuore agita l'inquietudine di alcuni. Poi, un giorno come tanti altri, qualcosa accade. Si trova a Roma, sta facendo footing, quando arriva una pioggia improvvisa. Entra in una chiesa e li sente: un coro di bambini che cantano, intonati, melodici. Lui rimane lì, in silenzio, come rapito, emozionato da quella musica, quando improvvisamente la vede. Dall'ombra della navata compare una donna. Ha gli occhi chiusi, la bocca si muove lentamente e segue sognante quelle note. Muove le dita a tempo, conosce perfettamente ogni passaggio di quella musica. Per la prima volta da quando era ragazzo, il nostro protagonista prova qualcosa di diverso. È come rapito da quell'immagine. E quando lei apre gli occhi e lo guarda è come se per la prima volta in vita sua lui capisse cos'è l'amore. Chi è veramente questa donna? Cosa è successo nella sua vita? E soprattutto, cosa nasconde? Perché quella che doveva essere la più grande pianista di tutti i tempi ha improvvisamente smesso di suonare? Due persone completamente opposte, due dolori profondamente diversi per un'unica, grande, bellissima storia d'amore.

 

Sanchez C. , Il profumo delle foglie di limone, Garzanti, 2011

Spagna, Costa Blanca. Il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c'è nessuno, e l'aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgo nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell'inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mathausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Ora, forse, può smascherarli e Sandra è l'unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. Adesso Sandra l'ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché ciò che è successo non cada nell'oblio.

 

(Recensioni da www.libreriauniversitaria.it

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